Paninaro

Dimenticatoio:

Negli anni 1980 l'Italia era un Paese produttivo, l'ottimismo economico era diffuso, la ricchezza (anche presunta) era ostentata vigorosamente. Milano in quel periodo era una delle capitali economiche mondiali e qui i discendenti dell’alta borghesia, dopo il silenzio ed il terrore degli anni di piombo, esibivano il loro status, coltivando apparenza e banali abitudini di casta. In questo contesto nasce il Paninaro: “L’Essere si fa sempre più insostenibilmente leggero, l’habitus diviene animus, l’immagine resta lo stendardo sempre cangiante del proprio modo di vivere e pensare”.

Il Paninaro è stato la più significativa incarnazione e sintesi dei valori e vizi che trionfavano in quegli anni: superficialità, consumismo, vanità, gusto per gli eccessi. Gran parte dei ragazzi under 20 si è riconosciuta in questo modo di vivere ed ha cavalcato “il grande bisonte del tempo che vola furioso su ali di fuoco”.

Aspetto curatissimo e abbigliamento griffato erano il biglietto da visita di un vero gallo. Le calzature Timberland, gli stivali Durango o Frye, le scarpe sportive Converse All Star o Vans (queste ultime portate senza lacci), i jeans Levi’s o Armani (appena sopra le caviglie per mostrare le calze Burlington), la cintura El Charro, la giacca bomber, i giubbotti di pelle Schott o Avirex, la cerata Henri Lloyd, il piumino Moncler, il maglione Les Copains, le felpe Best Company o American System, la polo Lacoste, le t-shirt Mistral o Ocean Pacific, gli occhiali Ray-Ban, gli orologi Swatch o Winchester, gli zainetti Invicta erano i caratteri predominanti del look di un vero paninaro.

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“La cultura paninara rifugge, per lo più, dalle argomentazioni prive di conclusioni certe”: la politica, il sociale, la filosofia erano argomenti che non ispirano i discorsi dei paninari, “nelle conversazioni il dialogo è più dialettico che sostanziale”. “Il Gallo da Dio deve saper utilizzare una serie ampia di moduli espressivi immediati e divertenti”, privi di inflessioni dialettali, originali e dipanati con naturalezza “al fine di poter essere sicuri di sé e stimati dagli altri”, “il paninaro vuole avere anche l’esclusiva delle parole, ogni cosa che lo riguarda non deve essere di pubblico dominio ma appartenere ad un’élite il più possibile ristretta”. Da ciò sono nate espressioni tipiche come suggellare lo zillo con la slandra (rimorchiare una ragazza) o sparare un paninazzo nel gargarozzo (mangiare avidamente un panino).

Tra i principali interessi del paninaro vi erano le canzoni di Falco, Wham!, Spandau Ballet e Duran Duran (Wild Boys era il suo inno), la videomusica, cuccare sfitinzie (conquistare paninare) e girare in moto (la più apprezzata era la Zündapp 175). Leit-motiv: fregarsene di tutto e di tutti.

Il luogo più frequentato dal paninaro era chiaramente il fast food; il suo stesso nome ha preso origine dal bar milanese Al Panino (Piazza del Liberty), dove si radunavano già nel 1982 i primi galli che frequentavano prestigiosi Licei privati e trascorrevano le vacanze in località esclusive come Santa Margherita Ligure o Courmayeur (spostatisi poi al fast food Burghy di Piazza San Babila). Un casuale incontro con i Pet Shop Boys ha ispirato il gruppo pop alla realizzazione della hit Paninaro (1986).

La corrente paninara è vissuta essenzialmente nella seconda metà degli anni 1980 e si è diffusa in tutta Italia soprattutto attraverso riviste specializzate e le parodie di Braschi nella trasmissione Drive In, ma alcuni costumi e modi di dire sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, dimostrazione che tale cultura, seppur effimera e parossistica, è stata un fenomeno sociale molto importante della storia recente italiana; per capirne l'entità basta sapere che la rivista a fumetti Paninaro è stata la più venduta di sempre nel nostro Paese (100.000 copie ad uscita, nel 1987).

La cultura paninara lascia in eredità alle mode europee del nuovo millennio marche come Ray-Ban, Moncler e Timberland. La stampa specialistica internazionale cita i paninari come ispiratori di alcune tendenze degli anni 2010 (GQ Magazine - « The revenge of the Paninaro »), come coloro che hanno segnato il destino di alcuni capi (Comme un Camion - « L’histoire da la chemise à carreaux ») e soprattutto giudica il movimento paninaro mai sopito (The New York Times - « Puff Dandies » e Sabotage Times - « Paninaro Style: The Italian Youth Culture Born Out Of A Sandwich Bar »).

Le citazioni sono del Gran Gallo Davide Rossi.



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